NEBBIOLO E BUONUMORE

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IL GOLOSO di Alessandro Masnaghetti 28-02-2002

Lo dico subito a scanso di equivoci: Angelo Ferrio mi sta davvero simpatico. Mi piace per la sua semplicità, per il suo coraggio e per quella risata che ogni volta fa girare un ristorante intero. E i suoi vini sono come lui, certo non ululano quando escono dalla cantina quando li stappate: ma hanno la dote non della personalità anche quando, come capitò per esempio con il Roero Audinaggio 1997, si fermano a pochi passi dall' eccellenza per un sottile velo di rusticità che ne lega i movimenti e l'espressione. Un velo che non riesce tuttavia a mascherare quella dolcezza di tannino che solo il nebbiolo di queste colline può esprimere, e che per fortuna sempre più produttori della zona riescono oggi a valorizzare. Nessuno però, nemmeno il grandissimo Matteo Correggia (a proposito splendido il suo Roche d'Ampsej 2000 in uscita il prossimo anno) ha mai saputo lasciare così tanta libertà di espressione alla terra. E anche l'ultimissimo Audinaggio - il 1999 - ne è la prova più lampante.