La Cantina

Le aziende viticole del Roero che possano vantare un’ininterrotta fedeltà alle vigne e ai vini di queste colline di sabbia e di sole non sono molte, come invece si potrebbe pensare. Il Roero, da secoli, è terra di commerci, di scambi tra Savonese, Langa e Torinese: per questo, sino a non più di dieci anni fa, normalmente non era il viticoltore a produrre vino, ma il commerciante che ritirava le uve e le trasformava.

La famiglia Ferrio, anche per questo, rappresenta un’eccezione. I primi passi verso la produzione enologica risalgono agli anni in cui Angelo è bambino e suo padre Alfonso, dopo anni di sacrifici e di lavoro, può finalmente acquistare quella cascina a strapiombo sulla strada che da Canale raggiunge Asti, all’ombra del torrione di tufo del colle Mompissano. In quei ruggenti anni ’60, la realtà per gli agricoltori delle colline non è per nulla facile. Ci si aggrappa alla policoltura: alberi da frutto, un piccolo vigneto e qualche vacca nella stalla, per sopravvivere alle annate grame in cui una gelata tardiva arriva a bruciare l’ennesimo sogno di prosperità. Tuttavia, è proprio negli anni in cui la malora mostra più crudele il suo volto, che si sviluppa un attaccamento senza condizioni tra la famiglia Ferrio e il territorio di Canale e Vezza d’Alba.

Quando Angelo torna dal servizio militare, la realtà viticola del Roero sta ormai cambiando. Merito dell’Arneis, certo, ma anche e soprattutto della tenacia di chi non ha mai voluto abbandonare i pilastri di un’enologia antica e preziosa, fatta anche di rossi come Nebbiolo, Barbera, Brachetto dal Grappolo Lungo.

Il primo imbottigliamento “vero”, in casa, è del 1995: fino ad allora le damigiane e la vendita diretta ai privati erano le protagoniste assolute dopo la vendemmia. Da quel momento, in soli dodici anni, l’azienda ha fatto il grande salto. Gradualmente le pesche hanno lasciato il posto a nuove vigne, cui si sono aggiunte acquisizioni importanti, in alcuni dei siti più pregiati del Roero: fra tutti, l’Audinaggio in Valmaggiore di Vezza d’Alba. Non una semplice vigna, ma un’esperienza ripida di fatica, dove i filari stretti, non meccanizzabili, raccontano l’orgoglio e la tenacia di contadini eroici, ben rappresentando tutti i vigneti di Ca’ Rossa, esclusivamente di giacitura collinare, condotti manualmente e con tecniche sostenibili, per salvaguardare e meglio rispondere ai bisogni del suolo.

Le radici, profonde e ben piantate, le amicizie, solide, con i protagonisti della new wave roerina (primo fra tutti, Matteo Correggia), gli sforzi ininterrotti per raggiungere un livello qualitativo che soddisfacesse prima di tutto l’orgoglio di una vera famiglia contadina del Roero, hanno portato l’Azienda Agricola Ca’ Rossa ai numeri che oggi le sono propri. Tredici ettari di vigneti in proprietà, densità di ceppi che in qualche caso arriva a sfiorare le 7.000 piante per ettaro e oltre 70.000 bottiglie prodotte ogni anno, da uve che nelle sabbie di origine marina trovano profumi sconosciuti altrove e che raccontano un legame profondo con la terra, oltre che con il territorio. Intanto la cantina viene ristrutturata e ampliata, le moderne vasche termocontrollate in acciaio inox trovano spazio l’una accanto all’altra, poi le barriques e le botti grandi, in rovere di Slavonia, per abbracciare, accarezzare dolcemente le sfumature delicate dei Nebbioli maturati al sole e accompagnarle nel loro affinamento. Le otto etichette di Angelo rappresentano, con il vino che vestono, gli elementi di una saga vecchia di generazioni che continua ancora oggi: da Alfonso ad Angelo e da Angelo a Stefano. Sono le tappe di una storia e di una filosofia che non cambia, ma che cresce e si rinnova, anche grazie all’apporto di un amico e consigliere come l’enologo Beppe Caviola.